Il Kimmeridge, come ci illustrano i libri d testo, è una tipologia di terreno che deriva da una conformazione geologica,
formatasi 150 milioni di anni fa, proprio nell’era omonima.
Il termine corretto da utilizzare è calcare kimmeridgiano o marna kimmeridgiana. Nacque dal compattamento sul
fondale marino di gusci calcarei di ostriche, ovvero carbonato di calcio che ha la capacità di avere effetto diretto sulle coltivazioni
agricole e in particolare sul vigneto, persino sulle qualità fisiche delle uve e sul vino che ne deriva. Il pH del sottosuolo è altissimo
e permette la conservazione di tutti i nutrienti fondamentali per la vite, oltre che l’acidità. A differenza di tanti altri suoli,
il kimmeridge ha un impatto determinante sul vino tanto che spesso fa scivolare in secondo piano gli aromi primari delle diverse varietà.
I terreni affioranti di questa era geologica, corrono lungo una linea diagonale che attraversa la Francia nord-orientale e ricadono in
tre denominazioni di rilievo: la zona di Sancerre e della Loira orientale, lo Chablis e la vicina Aube,
la regione più a sud dello Champagne.
Per capire le peculiarità del Kimmeridge nel vino, andremo a degustare vini più rappresentativi di queste zone, tra
cui il prestigioso SILEX di Didier Dageuenau, uno Chablis premier cru maturo in magnum e tre Champagne.
Di seguito i vini in servizio:
- Didier Dageuenau - SILEX 2022
- William Fevre - Chablis Premier Cru 2016
- Julien Brocard - Chablis Premier Cru Veau De Vey 2021
- Bardiau - Champagne Preface
- Julien Prelat - Champagne Presle Blanc de Blanc
- Thierry Massin - Champagne Istant Blanc de Noir
- Domaine Jean-Batiste Hardy - Clos de Lozanger 2022
- Domaine Gerard Boulay - Sancerre Mont Dasmnes 2023
